Produzione mediatica di senso ed inquinamento mentale

Gennaio 2011

Produzione mediatica di senso

ed inquinamento mentale


di Fabrizio Ciappi e Riccardo Mario Corato


Premessa


Le note che seguono presentano, in forma molto sintetica, i risultati di un lungo lavoro di ricerca e di studio compiuto nell’arco di oltre 15 anni nel campo dei rapporti fra lo sviluppo dei mass media e delle tecnologie informatiche e la crescita delle psicopatologie nelle società capitalistiche avanzate.


Gli autori, Fabrizio Ciappi e Riccardo Mario Corato, vecchi amici e “compagni d’arme” sin dai tempi delle lotte per la chiusura dei manicomi e per la riforma Basaglia (Legge 180), si sono casualmente ritrovati nel 1994 in occasione della realizzazione di una prima pubblicazione multimediale, “Educazione, identità e conoscenza”, elaborata nel quadro di una campagna sociale per la lotta alle tossicodipendenze commissionata dall’Amministrazione Provinciale di Siracusa.


Da allora ha preso l’avvio la ricerca qui presentata, basata sia sull’analisi delle concrete esperienze cliniche del Dipartimento Tutela Salute Mentale 1 della Regione Umbria, sia sul monitoraggio, la classificazione e lo studio della produzione mediatica – in termini di impoverimento del linguaggio e di slittamento del senso – effettuato, in Italia e all’estero, a partire dal 1995.


L’approccio trans-disciplinare della ricerca è stato reso possibile grazie al “merging” delle due particolari aree di competenza ed esperienza degli autori del progetto: quella clinica e medico-psichiatrica (Ciappi) e quella multimediale e delle comunicazioni di massa (Corato).


Il passaggio dalla critica sociale (sociologia dei media e delle comunicazioni di massa) all’analisi medico-antropologica delle conseguenze comportamentali individuali e di gruppo, ha permesso di comprendere meglio il quadro epidemiologico che riguarda ormai l’universo della popolazione e non più solo le cosiddette fasce a rischio (bambini, giovani, emarginati, anziani, ecc.).


Questo passaggio si è rivelato fondamentale in termini di accrescimento di conoscenza e capacità critica, e quindi anche di analisi e comprensione politica del capitalismo attuale, capace di favorire la elaborazione di possibili strategie di riduzione del danno a livello individuale e sociale (non basta più la sintesi gramsciana di “pessimismo della ragione e ottimismo della volontà”).


Infatti preme qui sottolineare che, dal punto di vista logico ed epistemologico, nella correlazione tra fattori scatenanti e conseguenze psico-patologiche non sono stati utilizzati criteri di tipo deterministico quanto, piuttosto, quelli di “causalità circolare”, “processo stocastico”, “autopoiesi”, “equilibrio omeostatico e perturbazione” ed altri concetti tipici dei sistemi complessi come il Sistema vivente umano.

Da “causa-effetto” a “contesto-rischio” oppure a “contesto-opportunità”.

Da Aristotele alla cibernetica di II livello.


Il contesto

La mutazione post-reaganiana del sistema dei media


Per poter meglio mettere a fuoco i problemi che sono al centro della ricerca è indispensabile ripercorrere la storia recente (culturale, politica ed economica) del sistema dei media.


Negli anni che passano tra la fine degli anni ’70 e quella degli anni ’90 il sistema subisce una straordinaria metamorfosi e conosce un ulteriore ed inaspettato sviluppo.


Fino ad allora radio, TV e giornali erano in tutto o in parte posseduti da editori, non sempre “puri”, ma in ogni caso indotti a comportarsi come tali.


Costretti dalla natura stessa del business editoriale e da un sistema molto regolato a fare i conti – nel caso dei giornali – con un pubblico pagante di lettori da conquistare e fidelizzare attraverso un costante livello di qualità redazionale e – nel caso di radio e TV – con la palla al piede di dover spesare un costoso e obbligatorio settore giornalistico da “servizio pubblico” per mantenere la licenza di trasmissione e poter così contare sulle lucrose entrate pubblicitarie degli show e dell’entertainment.


Un sistema non certo “pluralistico e democratico” (già allora esistevano imperi mediatici come Springer in Germania o Hachette in Francia, Televisa in Messico e Rede Globo in Brasile o come i tre potenti network televisivi statunitensi ABC, CBS ed NBC) ma almeno fondato sulla separazione fra le attività redazionali e quelle pubblicitarie.


Il sistema era bilanciato anche dalla presenza, in Europa, di un servizio pubblico radio-televisivo forte e “monopolistico” e, negli USA, di una grande stampa indipendente con una lunga tradizione di autorevolezza e credibilità.


Nel decennio tra il 1975 e il 1985, in concomitanza con il forte aumento della propensione ai consumi da parte delle famiglie dovuto sostanzialmente alle conquiste salariali e normative ottenute nel decennio precedente (orario, settimana corta, ferie, ecc.), gli investimenti pubblicitari legati alla promozione di beni di consumo crescono a ritmi molto elevati.


Il fatturato dell’advertising industry balza dai circa 100 miliardi di $ del 1975 agli oltre 400 del 1985.


Questo quadro di circostanze produce un risultato per molti non prevedibile, un vero e proprio cambiamento epocale che, con una “non-metafora”, possiamo definire “patto col diavolo”.


In pratica gli editori “scoprono” che la pubblicità da sola può compensare quasi del tutto i costi editoriali e garantire così ampi margini di profitto con il minimo sforzo. Questo esula dalla storia del classico lavoro editoriale, quello legato al binomio qualità/fedeltà – autorevolezza/credibilità.


Una vera e propria manna; c’è qualcuno che paga e che non ha interesse alla qualità ma anzi, proprio perché punta solo sulla quantità (readership, audience, share), ha un obiettivo interesse all’abbassamento complessivo dell’offerta editoriale e alla semplificazione dei contenuti: allo scenario facilitante.


Inizia il processo che vedrà trasformarsi tutti i media in puri e “semplificati” contenitori di pubblicità.


C’è un solo e non secondario ostacolo da superare: la regolamentazione legislativa. Quella che impedisce, ad esempio, di ottenere una licenza televisiva commerciale in molti paesi europei o quella che in USA impone, per averne una, il “public interest first” assieme ad altre stringenti norme antimonopolistiche.


A questo punto della storia è necessario – per esemplificare – occuparsi di due personaggi minori, due outsider che diventeranno poi deus ex machina, anche politici, della complessa fase di trasformazione dell’industria mondiale dei media.


Il primo è un piccolo editore australiano, Rupert Murdoch, che riesce in pochi anni ad espugnare Londra, conquistando la proprietà del Times e di altri quotidiani inglesi.


E’ una vera e propria macchina da guerra per gli inserzionisti pubblicitari; inventa il tabloid, sbatte il gossip in prima pagina, e foto “osé” in terza. Le vendite decollano.


La puritana Inghilterra, sconvolta dalla sua intraprendenza e paralizzata dal nuovo credo mercatista della Thatcher, non riesce a reagire.


Murdoch dissacra, svilisce, crea scandali, spia, ricatta, tiene sotto scacco politici e famiglia reale, fino al successo planetario della gestione della “principessa triste”, Lady Diana, e della sua tragica fine.


L’altro è Silvio Berlusconi, un costruttore italiano di successo  membro di una loggia segreta, la P2, che sembra avere tra i suoi obiettivi l’indebolimento e, con esso, la crisi della TV pubblica, favorendo così la creazione della TV commerciale in Italia.


Importa in Italia il peggior prodotto televisivo americano (le interminabili serie televisive di Dallas e Dinasty) e insieme l’imbattibile e collaudato modello pubblicitario a stelle e strisce. Quello delle interruzioni, delle telepromozioni, della possibilità, fino ad allora sconosciuta in Italia, di esercitare una ossessiva pressione pubblicitaria sui telespettatori.


In pochi anni, grazie ad un’organizzazione di vendita militare radicata sul territorio e ad “altri importanti aiuti”, conquista una quota rilevante del mercato pubblicitario italiano.


I due, assieme ad altri aspiranti tycoon di minor peso e fortuna, promuoveranno con successo il nuovo promettente verbo della pubblicità totale e della TV commerciale in Germania, Francia, Spagna e nel resto d’Europa.


Murdoch riuscirà persino a realizzare il quarto network televisivo americano grazie all’acquisto della Twenty Century Fox.


Alla fine, per peso economico e politico, saranno proprio Murdoch e Berlusconi i vincitori di questa lunga (e inaggettivabile) battaglia per la trasformazione, in senso commerciale, del sistema dei media.


Va però sempre sottolineato che senza la forte complicità e l’aperto sostegno di un potere politico che ha distrutto pezzo dopo pezzo il sistema di regole e di contrappesi culturali e democratici costruito con pazienza e fatica nei decenni precedenti, il famoso “patto col diavolo” non sarebbe mai stato possibile. Forse gli ambiziosi progetti di Murdoch e Berlusconi non sarebbero mai decollati.


Sarebbe troppo lungo analizzare in questa sede tutti i passaggi del faticoso lavoro di de-regulation portato avanti dalle più diverse forze politiche su scala nazionale e mondiale.


Serve solo accennare ad alcuni dei protagonisti principali. Tra questi Craxi che sin dal 1984 protesse e favorì la crescita di Berlusconi contro Parlamento, giudici e Corte Costituzionale e Reagan che, con la cancellazione della “Fairness Doctrine” nel 1987, inaugurò l’era degli “hate-speech” radiofonici. Questi attaccavano e demonizzavano da destra gli avversari politici e oggi, assieme a Fox TV, costituiscono il nucleo vitale delle campagne di destra del Tea Party, del “bombardamento” anti Obama e del conseguente svuotamento della sua politica di riforme.


Ma il culmine e assieme l’atto conclusivo di questa lunga fase avviene nel 1996 con il “Telecom Act” firmato da Bill Clinton che, in nome e nel supremo interesse della libera concorrenza, rende possibile l’impossibile.


Cadono le barriere antimonopolistiche, nessun limite alla creazione di grandi trust proprietari di media, di reti informatiche e di telecomunicazione, cadono i vincoli di carattere culturale e le redazioni giornalistiche perdono la loro indipendenza e finiscono gerarchicamente sotto le divisioni dell’advertising e dell’entertainment (pubblicità e spettacolo).


Nonostante rare e marginali eccezioni, le news e il giornalismo diventano un “genere” dello spettacolo, l’infotainment, mentre la politica, nella sua nuova versione semplificata e spettacolare, diventa la regina dei “talk show”.


Il cerchio si chiude. Internet, il media dei media, nonostante le sue infinite apparenti novità e trasformazioni, da Explorer a Google a Facebook, non è altro che una “macchina” pubblicitaria sempre più sofisticata ed efficiente, concepita per far soldi con la cosiddetta pubblicità “mirata”, una forma di advertising sempre più capillare, pervasivo e totalizzante fin nell’inconscio.


Ancora grazie a Clinton, indebolito dalla chiara imboscata politico-mediatica del caso Lewinsky, si compie nel novembre del 1999, con la cancellazione della legge bancaria “Glass-Steagal Act”, l’atto finale di ogni de-regulation, la vera madre di tutte le liberalizzazioni.


Il sistema dei media, ormai del tutto “libero” di sviluppare la propria capacità di offerta pubblicitaria assieme agli interessi dei gruppi globali di telecomunicazione e delle reti informatiche che lo possiedono o lo veicolano, lancia la più gigantesca campagna di induzione al consumo che la storia ricordi: quella del prodotto finanziario, delle Borse, delle bolle di Internet e dei mutui sub prime, del credito al consumo, dei futures, dei derivati.


La parola d’ordine è consumare a debito ed arricchirsi sul debito.

Gli esiti, catastrofici, sono sotto gli occhi di tutti, o almeno di coloro che vogliono vedere.

La nostra carrellata finisce qui. Il resto è storia di oggi.


Il danno


La tesi di fondo di questa ricerca è quella che, in questi anni, una profonda crisi antropologica e culturale sia stata generata dallo sviluppo dell’interazione fra l’industria dei consumi e quelle dei media, dell’entertainment e delle reti globali di comunicazione, con ritmi a dir poco vorticosi.


Specie fra le generazioni più giovani, la crisi si manifesta in un brutale abbassamento del livello “culturale” (indipendente dal livello di scolarità, appartenenza sociale o credo politico), una grande povertà linguistica e di pensiero ed un ancora più grave perdita generalizzata di senso e di identità (con conseguente deficit di comunicazione, di apprendimento e quindi di adattamento).


Occorre comprendere infatti che l’aggressività e l’invadenza dei media e delle nuove tecnologie informatiche è notoriamente micidiale quanto più deboli sono le barriere di esperienza, identità e senso e quanto maggiore è l’abuso nell’esposizione al “contagio”.


Una vera e propria situazione di rischio involutivo dal punto di vista antropologico, sicuramente aiutata dalla pervasività (ma anche dalla suggestione) di sempre più semplificate descrizioni virtuali del mondo e della realtà, prodotte in linguaggio multimediale e veicolate dalle reti globali di comunicazione secondo uno schema ricorsivo ormai definibile come “socialmente pericoloso”.


Produzione di senso a mezzo di merci”


Un circolo vizioso, un processo ricorsivo autoalimentato e auto rafforzato rappresenta il nuovo paradigma dell’odierna comunicazione sociale: l’industria dei Media, dell’Entertainment e delle Reti (o industria della produzione e distribuzione sociale del senso e dei valori condivisi) fornisce gli “spettatori/consumatori” richiesti dall’industriadelle Merci e della Pubblicità (l’audience, la readership, i target), la quale reinveste a sua volta i propri profitti nell’industria della produzione e della distribuzione del senso (Media, Entertainment e Reti)purché questa continui a promuovere bisogni e consumi su scala globale e quindi a riprodurre gli “spettatori/consumatori” che alimentano incessantemente la crescita del mercato.


La “stringa” della conoscenza


Non è facile comunicare, divulgare, rendere disponibili “descrizioni semplici” di verità e conoscenze, spesso di straordinaria complessità.


Per meglio comprendere i processi psicopatologici descritti in queste pagine, sarà opportuno partire da una “descrizione di processo” particolarmente significativa come quella qui rappresentata dalla “stringa della conoscenza”.


In sintesi, la diversa possibile sequenza dei processi cognitivi e delle capacità di elaborazione e adattamento alle “perturbazioni” informative che nel Sistema vivente umano provengono dai vari “contesti casuali”nei quali si muove.


Stringadella Conoscenza


Le “informazioni”, e cioè le “notizie di una differenza”,


possono provenire

in maniera più o meno casuale dal corpo o dall’ambiente.


Le possibili reazioni del sistema vivente umano


dipendono in larga misura dalla natura di tali informazioni.

Informazione

contestuale complessa

(es. relazionale e ambientale)

Informazione

a-contestuale semplificata

(es. ripetitiva e dogmatica)

Elaborazione

Non elaborazione

Evoluzione

Degenerazione

Apprendimento

Blocco dell’apprendimento

Auto – organizzazione

Disorganizzazione

VITA

MORTE

Neg-entropia*


Entropia

Le due sequenze possibili dei processi cognitivi nel sistema vivente umano


* Neg-entropia = Rallentamento dell’entropia del sistema (Heinz von Foerster)


L’attuale contesto epidemiologico

Si stima che oltre 450 milioni di persone nel mondo sviluppato soffrano di disturbi mentali o neurali. Praticamente una persona su quattro è affetta da un qualche disturbo mentale nel corso della propria vita.

Tra questi, 24 milioni di schizofrenici, 50 milioni di epilettici, 70 milioni per abuso di alcool o altre tossicodipendenze, 20 milioni i tentati suicidi.

Quasi 1 milione i morti per suicidio in un anno.

Circa il 20% della popolazione dei paesi sviluppati soffre di depressione (oltre 120 milioni di persone).

Si calcola che tra il 2010 e il 2020 la depressione e i disturbi psicopatologici e del comportamento saranno fra le maggiori cause invalidanti della popolazione mondiale.

OMS – World Health Report 2001

A livello europeo, il 27% degli adulti (circa 83 milioni di persone) ha sperimentato qualche forma di disagio mentale. Tra le più comuni la depressione, i disturbi d’ansia e gli attacchi di panico.


Va sottolineato in modo particolare il dato relativo alla cosiddetta “doppia diagnosi” che colpisce in misura maggiore i più giovani (circa un terzo del totale dei pazienti con disagio mentale presentano una sintomatologia da depressione, disturbi d’ansia e somatoformi e da dipendenze o abusi “tossici” di ogni genere).


Con circa 58.000 morti all’anno, il suicidio rappresenta una causa di morte più elevata di quelle per incidenti stradali (50.700) e per omicidio (5.350).


Nell’attuale quadro epidemiologico si stima che il costo sanitario e sociale ammonti a circa il 4% del PIL della Comunità Europea.

European Commission– Green Paper “Improving mental health” October 2005


Il processo


Breve descrizione del processo di “ingabbiamento” psicopatologico

Il Sistema vivente umano, più di ogni altro organismo complesso vivente, vive in una sorta di immersione totale nel proprio ambiente fisico e mentale ed è del tutto dipendente dalle proprie relazioni con gli altri e con l’ambiente (istinto di conoscenza).


Un sistema molto complesso (iper-complesso) che vive compensando, in ogni istante e di solito in maniera automatica (quella più economica), le fluttuazioni e le variazioni di contesto che possano modificare il proprio sofisticato equilibrio omeostatico.


Un equilibrio così delicato che può essere “perturbato” da un qualsiasi evento, novità o fattore casuale interno o esterno al sistema.


Spesso tali fattori casuali aumentano il livello dell’ansia.


In determinati casi la crescita dell’ansia può evolvere in paura o panico.


Una sintesi della descrizione fenomenologica del processo di “ingabbiamento” psicopatologico può essere rappresentato con questa sequenza logico-ipertestuale:

Casualità/probabilità di un evento perturbante (fattore scatenante).



Possibile/casuale forte reazione ansiosa (di panico,adrenalinica, paura,stress).



Ipereccitazione neurale e sinaptica/cortocircuito comunicazionale.



Disordine delle funzioni vitali (sistema endocrino, immunitario, metabolico).



Necessità di fuga dall’alternativa secca (vita o morte).



Possibile non-soluzione e conseguente inibizione dell’azione con passaggio dalla fase acuta a quella sub-acuta/cronica dello stress.



Confronto con il “menù” delle soluzioni e delle possibili scelte.



Compensazione della perturbazione (soluzione-uscita) e ripristino dell’omeostasi del sistema o “ingabbiamento” in un mono – comportamento specializzato (psicopatologia).


Le alternative possibili dipendono in larga misura dalla ricchezza o dalla povertà del “menu” delle conoscenze e delle capacità di adattamento acquisite nel corso della propria esperienza biografica.


Menù “ricco”

Conclusione probabile:


Confronto Perturbazione/Menù


Soluzione – Azione – Uscita


Ristabilimento dell’equilibrio omeostatico a livello mentale, neurale e somatico del Sistema vivente umano.


Apprendimento di 1° e 2° livello


Accrescimento di conoscenza (e arricchimento del “menù”)

Menù “povero”

Conclusione probabile:


Confronto Perturbazione/Menù


Non soluzione/Inibizione dell’azione


Tentativo di Fuga/Paralisi


Il sistema risponde in maniera ulteriormente difensiva, “de-corticalizzando” la perturbazione.


Il “problema” viene così come cristallizzato a livello sub-corticale, in area mesencefalica e mesolimbica, fuori cioè dal controllo critico, strategico, simbolico e razionale della neo-corteccia.


Il sistema diminuisce di efficienza.


Paralisi, sofferenza, disagio.


Rischi di danno somatico, immunitario e psicopatologico.



Note a margine del Convegno su Gramsci


Il 7 febbraio dello scorso anno, nel corso di un seminario su “Il contributo di Gramsci”, un’interessante relazione di Raul Mordenti sul concetto di egemonia sollevava due importanti questioni che, credo, abbiano particolare attinenza con quanto presentato in queste pagine.


Se cioè una “narrazione-dominio” di tipo berlusconiano possa anch’essa essere definita come “egemonia culturale”.


E se, infine, esista un rapporto, e di quale tipo, fra le sovrastrutture egemoniche del berlusconismo e il modo di produzione capitalistico attuale.


Quanto alla prima domanda, credo che una buona risposta possa ricavarsi dal termine “neg-entropia” usato nella “stringa della conoscenza” e meglio definito come Neg-entropia = Rallentamento dell’entropia del sistema.


Tale termine epistemologico è stato coniato da Heinz von Foerster, uno dei padri della cibernetica, nel fondamentale saggio “Sistemi che osservano” pubblicato in Italia dalla Casa Editrice Astrolabio nel 1987.


Si tratta, a nostro giudizio, del termine che meglio descrive il concetto gramsciano di “egemonia culturale” inteso non come espressione della supremazia ideologica di un potere come, ad esempio, nel caso del fascismo, del berlusconismo o del mercato globale quanto, piuttosto, della premessa indispensabile per ogni progetto di evoluzione sociale (ed individuale).


Per quanto riguarda una possibile risposta al secondo complesso quesito, quello relativo ai rapporti fra sovrastrutture culturali egemoniche e modo di produzione capitalistico, mi sembra che il processo descritto nel precedente paragrafo “Produzione di senso a mezzo di merci” (produzione di “realtà” da parte dei media finalizzata alla creazione di bisogni e consumi) possa costituire una buona base di analisi per ulteriori approfondimenti ed elaborazioni.


20 gennaio 2011

Informazioni su riccardocorato

Born in Vicenza (Italy) in 1948, Riccardo Mario Corato started to work in the communication field in the early seventies, after his studies of Humanities and Philosophy at the University of Rome and a storming past when, between 1969 and 1974, he worked as a militant unionist for the Italian Metalworkers Federation (FLM). From 1975 to 1980 he managed the advertising division of Ellesse, Italian manufacturer of upscale sportswear, contributing decisively to its fast international growth and world-wide awareness. From 1981 to 2001, Corato headed Network International, a Company specialized in new integrated communication strategies based on production, sponsorship and promotion of cultural, social, music and sport events. His impressive list of credentials include all sort of major world events ranging from World Boxing Championships in Las Vegas to the America’s Cup in Newport, from Soccer World Cup to the Pavarotti International, from the Rolling Stones to Pink Floyd in Venice or Madonna’s “Ciao Italia”, the Three Tenors, the Concerto del Primo Maggio and many others. In the last 15 years, Corato has been focusing in creating and developing educational and social communication for public institutions and no-profit organizations in Italy and internationally, in a senior creative and strategic consulting capacity. In 2003 he has been Visiting Professor of Performing Arts and Communication at the University of Rome, where he experimented a new pedagogic method called “Productions as Lessons”, collaborating with the Greek actress Irene Papas on a major Ancient Drama production – Euripides’s “Hecuba and The Trojan Women” – sponsored at pan-European level by the Governments of Italy, Spain and Greece. He is also co-author, together with the neurologist and psychiatrist Professor Fabrizio Ciappi, of a Continuing Medical Education (CME) program dedicated to the relationships between mass media communication and mental health. Founder of Educational Events, a Company specialized in educational, scientific and cultural multimedia strategies and programs, Corato has spent the last years analyzing the feasibility of new forms of “socially responsible communication”. His current multimedia project “Madeleine” – based on preserving cultural heritage and social memory - is addressed to the teenagers and their young parents, as well as to all teachers and educators.
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3 risposte a Produzione mediatica di senso ed inquinamento mentale

  1. Gerard ha detto:

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