Alzheimer – Metafora Dostoevskij

Alzheimer: ispirazioni.”

Ispirato in modo personale a “Le Stelle Fredde”di Guido Piovene (Premio Strega 1970)

C’era e forse c’è ancora una Villa Padronale a Lugo di Romagna.

Per uno strano caso, all’interno di un muro, aveva preso dimora un ciliegio ormai alto tre metri e pieno di fiori bianchi, ma non ancora di gemme.

Una mattina il Padrone, facendo il giro della villa, si accorse che il ciliegio era stato abbattuto e giaceva a pochi metri con la sua chioma di fiori ancora intatta. Al suo posto, un buco di terriccio e sassi di fiume, con i quali una volta si costruivano le ville.

Al dolore per la caduta del ciliegio, si sostituì la curiosità destata da un vecchio, vestito con abiti consunti e di foggia antiquata, i capelli e la barba molto lunghi. L’uomo era seduto in terra e con le mani allacciate sulle ginocchia, senza guardare da nessuna parte. Ogni tanto scioglieva le mani e cercava di ripulirsi il vestito.

Il Padrone lo riconobbe come Fëdor Dostoevskij.

Lo riconobbe subito perché, nella grande biblioteca della villa oltre agli altri libri, rilegate in marocchino rosso, c’erano le opere dell’autore russo con la sua effige nella prima di copertina.

Il vecchio, che bofonchiò di chiamarsi Fëdor, chiese: “Dove mi trovo? In Italia?”

Il Padrone gli chiese di ripetere il suo nome e l’anziano ribadì di chiamarsi Fëdor Dostoevskij.

Ma non si ricordava, non aveva memoria di chi fosse stato prima di allora. Il Padrone gli disse che era morto da ottantotto anni e non sapeva spiegargli come mai si trovasse in quel luogo.

A questo punto, Fëdor Dostoevskij cominciò un racconto sull’Aldilà.

Era un luogo fatto di prati e forre scoscese, intramezzato da stagni e ruscelli, animato da tante persone: donne, uomini, giovani, vecchi, bambini, accompagnati dall’abbaiare di mute di cani fra i quali Dostoevskij aveva improvvisamente riconosciuto il verso del proprio animale, morto due anni prima di lui.

C’era gente che camminava in gruppo urlando o pregando e gente che camminava da sola.

Un camminare continuo verso una meta indefinita, in una luce opaca sempre costante.

Non esistevano memorie del passato da vivi. Non esistevano più la fame, la sete e il sonno anche se ogni tanto, senza dormire, qualcuno si sdraiava in quegli immensi prati. Non esistevano più né la sessualità (nemmeno intesa come semplice bisogno di socialità) né la conoscenza (o una qualche forma, anche elementare, di elaborazione ed interpretazione dell’informazione).

Nessuno si conosceva o si riconosceva. Nessuno si parlava: non c’era curiosità. Ognuno camminava e non sapeva dove andava. Quando urlavano, dicevano cose incomprensibili come: “Vecchiaccio; cattivo; non mi fido di te; non ti conosco; non so chi sei …”. La memoria era come sparita.

Ogni tanto qualcuno svaniva come in una bolla, senza lasciare tracce di sé. Come un fenomeno di Apoptosi.

Gli altri continuavano a marciare senza meta, sempre nella stessa direzione, senza parlarsi e senza riconoscersi.

Senza memoria di sé e degli altri, mostravano un distacco progressivo e inesorabile di tutti e cinque gli interruttori biologici. Un po’ come per HAL 9000, la memoria e la vita venivano via via affievolendosi con il distacco degli “interruttori” di fame, sete, sonno, sesso e conoscenza.

Avvertito l’abbaiare del proprio cane, Fëdor Dostoevskij, pur non riuscendo a vederlo, ne seguì il latrato e si ritrovò in un luogo sconosciuto, tortuoso, oscuro, un vero e proprio labirinto.

Si era ritrovato nella buca lasciata vacante dal ciliegio abbattuto, e non sapeva il perché.

Il Padrone di casa lo tenne con sé per qualche giorno e lo fece visitare dal più grande luminare della vicina città.

Il responso fu che si trattava di un “Disturbo della Memoria” non altrimenti specificato, al quale si accompagnava uno stato oniroide con disturbi della coscienza.

Il Luminare prescrisse una serie di farmaci su una ricetta grande quanto un lenzuolo. Dopo essersi fatto pagare una esosa parcella (senza ricevuta fiscale), accomiatò i due.

Ma il grande Luminare aveva dimenticato un semplice, pratico consiglio, quello che di solito si dà a tutti i parenti di un paziente con disturbi della memoria: chiudere bene il portone di casa.

Magari con un piccolo paletto nascosto o un gancetto in alto, per evitare a coloro che non dormono e non hanno memoria, di uscire nottetempo di casa e non farsi più ritrovare.

Il Padrone e Dostoevskij tornarono alla villa per l’ora di cena. Lo scrittore non mangiò. Poi si coricarono nello stesso grande letto e la mattina dopo il padrone si accorse che Dostoevskij non c’era più.

Fece il giro della villa e laddove era caduto il ciliegio, che ancora brillava della luce dei suoi fiori bianchi, proprio nella buca del muro dalla quale era stato estirpato, trovò la terra tutta smossa e, vicino, un pezzo dell’abito sdrucito e cadente del grande romanziere russo.

Queste impressioni ricordano molto la condizione clinica del nostro tema di studio e, pur se ispirate al romanzo sopra citato, appaiono particolarmente attuali alle nostre conoscenze sui disturbi della memoria e del comportamento caratteristici dell’Alzheimer.

Grazie per l’attenzione.

Fabrizio Ciappi                                                                                                Perugia, 28 Febbraio 2012

Informazioni su riccardocorato

Born in Vicenza (Italy) in 1948, Riccardo Mario Corato started to work in the communication field in the early seventies, after his studies of Humanities and Philosophy at the University of Rome and a storming past when, between 1969 and 1974, he worked as a militant unionist for the Italian Metalworkers Federation (FLM). From 1975 to 1980 he managed the advertising division of Ellesse, Italian manufacturer of upscale sportswear, contributing decisively to its fast international growth and world-wide awareness. From 1981 to 2001, Corato headed Network International, a Company specialized in new integrated communication strategies based on production, sponsorship and promotion of cultural, social, music and sport events. His impressive list of credentials include all sort of major world events ranging from World Boxing Championships in Las Vegas to the America’s Cup in Newport, from Soccer World Cup to the Pavarotti International, from the Rolling Stones to Pink Floyd in Venice or Madonna’s “Ciao Italia”, the Three Tenors, the Concerto del Primo Maggio and many others. In the last 15 years, Corato has been focusing in creating and developing educational and social communication for public institutions and no-profit organizations in Italy and internationally, in a senior creative and strategic consulting capacity. In 2003 he has been Visiting Professor of Performing Arts and Communication at the University of Rome, where he experimented a new pedagogic method called “Productions as Lessons”, collaborating with the Greek actress Irene Papas on a major Ancient Drama production – Euripides’s “Hecuba and The Trojan Women” – sponsored at pan-European level by the Governments of Italy, Spain and Greece. He is also co-author, together with the neurologist and psychiatrist Professor Fabrizio Ciappi, of a Continuing Medical Education (CME) program dedicated to the relationships between mass media communication and mental health. Founder of Educational Events, a Company specialized in educational, scientific and cultural multimedia strategies and programs, Corato has spent the last years analyzing the feasibility of new forms of “socially responsible communication”. His current multimedia project “Madeleine” – based on preserving cultural heritage and social memory - is addressed to the teenagers and their young parents, as well as to all teachers and educators.
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