Natura e Cultura

Natura e Cultura di Fabrizio Ciappi

Il sistema delle aporie

Da un lato il Sistema vivente umano viene al mondo accompagnato dal concetto di “neotenia” e quindi non è ancora pronto ad agire e a pro­durre sé stesso nel mondo.

Dall’altro l’utero materno prosegue in quello sociale, linguistico e istituzionale che costruisce “strutture” variabili fenomeniche e modificabili, a partire da una “organizzazione” invariante.

Le regole grammaticali che permettono alla or­ganizzazione di articolarsi nelle infinite strutture sono quelle “linguistiche” di un dato momento storico e di una altrettanto data organizzazione sociale e culturale.

Genialità, stupidità, normalità, malattia, droga, ecc. sono strutture fenomeniche e variabili.

La sa­lute è altro.

E’ un’atopia tendenziale di Sapiens.

 

Cinque straordinarie proprietà

I processi (e cioè l’ontogenesi e la storia dei soggetti) sono possibili perché il sistema vivente umano eredita dal divenire filogenetico cinque straordinarie proprietà che, assieme ai cinque sensi, costituiscono i soli luoghi di “interfaccia” con il mondo.

Chiamati nel tempo istinti o pulsioni, essi atten­gono al patrimonio genetico di ognuno, in ogni tempo e in ogni luogo e costituiscono l’unica op­portunità di relazione/comunicazione (o chiusura) con il mondo (e con l’altro). Essi sono:

La Fame e la Sete che aprono alla conoscenza orale del proprio mondo e allo scambio energetico con l’ambiente.

Il Sonno che permette il ripristino della ridondanza del cervello di Sapiens per rispecificarla poi in nuovi apprendimenti.

La Sessualità che va oltre la garanzia del divenire della specie per aprire il sistema vivente umano al mondo, alla socialità, al bisogno dell’altro, alla bontà, alla verità, all’amore.

La Conoscenza che è l’ultimo acquisto della cortec­cia di Sapiens e fa coppia inscindibile con la vita. Si vive per conoscere, si conosce per vivere.

E’ un vincolo ineludibile per il sistema vivente umano, ma come ogni vincolo è anche strumento di assoluta libertà.

La secolarizzazione

La grande ricchezza di Bios – che, parados­salmente, senza istituzioni non diventa Sapiens anche se proprio attraverso queste può diventare Demens – si affaccia oggi in quella che i socio­logi chiamano “società secolarizzata”.

La società secolarizzata ha perso il fine, il “te­los”, non tende più a costruire il mondo migliore possibile per noi, per i nostri figli, per le gene­razioni che verranno.

La società secolarizzata dimentica che una parte consistente dei soggetti non avrà mai successo, fama e ricchezza.

Essa si basa sulla seguente regola fondamentale:

“Soltanto ciò che funziona sul mercato è giusto”.

La “democrazia globale” della Tecnologia e del Mercato non ha nemmeno più bisogno che il gruppo di potere si legittimi, né con il consenso, né con la corruzione o con la repressione. Per esercitare il dominio basta il controllo dei mezzi di produzione e diffusione sociale di nuovi bisogni “primari” indotti soprattutto attraverso l’afferma­zione di uno “scenario facilitante” rappresentato dall’abbattimento del “sacro” e dalla conseguente perdita di senso.

La secolarizzazione rappresenta oggi il massimo di “razionalità sociale”.

Sul piano soggettivo que­sto comporta il massimo della “irrazionalità” e i cinque doni del nostro cammino filogenetico possono diventare trappole mortali.

Porte attraverso le quali l’interesse dell’altro, del mercato e dei media che lo veicolano, diventa bisogno imprenscindibile per il sistema vivente umano: mode, modelli, stili di vita, miti, aspira­zioni, abitudini alimentari e sessuali, sette, dro­ghe, illusioni, sublimazioni, ecc.

 

L’omologazione

E’ costituita dalla ricerca di identità provvisorie nel gruppo di appartenenza occasionale (o in con­trapposizione al gruppo).

Perdita di senso o meglio furto di senso nel momento in cui la storia e le biografie finiscono “nell’aldilà di Internet”.

Al furto di senso le risposte sarebbero variabili (grande è infatti la flessibilità di risposta e adattamento del soggetto).

Ma è di nuovo il mercato, veicolato da una potente e pervasiva macchina burocratica, mass-mediologica e distributiva, ad imporre le sue risposte: nuovi bisogni, modelli di status, scorciatoie facilitanti e ricette miracolanti in uno schema ricorsivo basato su di una sorta di eterna frustrazione compensata da merci e consumi che generano identità fittizie e quindi sempre nuova frustrazione.

Lo sballo, la trasgressione, i single, il successo, l’eterna giovinezza, la laurea breve, i ceti medio-alti, l’entertainment, il villaggio globale, l’onnipotenza della tecnologia, il tempo “reale” e quant’altro, sono solo le strutture fenomeniche più banali dei possibili livelli di risposta “drogata”, e cioè invariabile, suscitati o indotti dal mercato.

Sembra come se una cultura, quella più diffusibile perché di più facile consumo, quella ormai appiattita e frantumata del nuovo Millennio, sia diventata “antinatura”, soprattutto per quel che attiene al Sistema vivente umano.

Il nostro divenire è più che mai animato dalla duplice dinamica dello sviluppo delle scienze e dello sviluppo del mercato, che si alimentano a vicenda.

Questa dinamica diffonde sul pianeta lo sviluppo di questa civiltà industriale che a sua volta continua a sussumere la scienza al mercato.

Così da circa un secolo il mondo è guidato dalla tecno-scienza e “comunicato” in modi sempre più raffinati e globali.

Sono gli sviluppi e le espansioni della tecno-scienza che provocano gli sviluppi e le espansioni delle “comunicazioni”, delle interdipendenze, delle solidarietà, delle riorganizzazioni e delle omogeneizzazioni che, a loro volta, sviluppano una nuova ridondanza: l’era globale, “ultimo grido” in fatto di semplificazione omologante del mondo.

Sviluppi ed espansioni che provocano a loro volta controeffetti retroattivi come le balcanizzazioni, le eterogeneizzazioni e le risposte terroristiche, le disorganizzazioni, l’affermazione di mercati occulti (droghe, mafie, tangenti) o palesi (pubblicità, format televisivi, games) che contraddistinguono la crisi del momento attuale: il cracking sul pensiero e sul bisogno di conoscenza per vivere, ottenuto attraverso l’imposizione di disgiunzioni e riduzioni.

Tra i risultati più preoccupanti, l’attuale crescita esponenziale del disagio mentale e delle psicopatologie.

 

La riduzione del danno

Una possibile strategia di riduzione del danno psicopatologico a livello individuale e sociale, obbiettivo che va trasformato in scopo comunitario iscritto nel tempo, deve basarsi su quattro punti fondamentali.

• Il recupero del valore della “speranza di guarigione” e comunque, sempre, della curabilità.

• I soggetti coinvolti (individuali, familiari e istituzionali) non andranno mai colpevolizzati, stigmatizzati, repressi, esclusi o reclusi.

• Occorre prevenire, e cioè attivare un controllo sociale diffuso sul territorio, fatto di solidarietà, ascolto, conoscenza e assistenza: la creazione di reti formali e informali di riconoscimento e di intervento precoce, secondo l’eterno principio dell’allargamento dei contesti.

• Colmare il “buco” di senso, diffuso e incentivato,con un recupero della propria cultura e della propria storia (terra, radici, territorio, biografia, identità, soggettività, ecc.).

In altre parole, rimettere al centro, ripensare, recuperare il principio educativo inteso come percorso di emancipazione dall’iniziale neotenia e come strumento di incremento  dell’autonomia.

La valorizzazione dei patrimoni che la conoscenza umana di ieri seppe costruire e quella di oggi ha il compito di riscoprire e valorizzare, può essere il progetto comunitario in grado di sfidare, alla luce del sole, le tenebre di coloro che teorizzano la fine della storia (e quindi la fine di Sapiens) per “congelare” tutto in Internet (sempre più rappresentabile con le metafore bibliche dell’idolatria del vello d’oro e della torre di Babele).

Fabrizio Ciappi

Neuropsichiatria, Diret­tore del Dipartimento di Tutela della Salute Mentale della ASL 1 della Regione dell’Um­bria e docente presso la Scuola di Specializ­zazione in Psichiatria e Medicina del Lavoro dell’Università degli Stu­di di Perugia.

Membro della Segrete­ria Nazionale di “Psi­chiatria Democratica” sin dalla fondazione e fra gli estensori della Legge 180 nel maggio 1978, Fabrizio Ciappi ha operato negli Ospe­dali Psichiatrici di Arez­zo e Perugia e, succes­sivamente, nei Servizi Territoriali di Salute Mentale della Regione dell’Umbria.

In oltre trent’anni di attività medico-scientifi­ca ha curato numerosi Seminari, Convegni e Pubblicazioni scientifi­che a livello nazionale e internazionale, collabo­rando, tra gli altri, con scienziati ed epistemo­logi del calibro di Edgar Morin, Oliver Sachs, Henry Atlan, Heinz von Foerster, Ilya Prigogine e Douglas Hofstadter.

Pubblicato in Ecology of Mind | Lascia un commento

Produzione mediatica di senso ed inquinamento mentale

Gennaio 2011

Produzione mediatica di senso

ed inquinamento mentale


di Fabrizio Ciappi e Riccardo Mario Corato


Premessa


Le note che seguono presentano, in forma molto sintetica, i risultati di un lungo lavoro di ricerca e di studio compiuto nell’arco di oltre 15 anni nel campo dei rapporti fra lo sviluppo dei mass media e delle tecnologie informatiche e la crescita delle psicopatologie nelle società capitalistiche avanzate.


Gli autori, Fabrizio Ciappi e Riccardo Mario Corato, vecchi amici e “compagni d’arme” sin dai tempi delle lotte per la chiusura dei manicomi e per la riforma Basaglia (Legge 180), si sono casualmente ritrovati nel 1994 in occasione della realizzazione di una prima pubblicazione multimediale, “Educazione, identità e conoscenza”, elaborata nel quadro di una campagna sociale per la lotta alle tossicodipendenze commissionata dall’Amministrazione Provinciale di Siracusa.


Da allora ha preso l’avvio la ricerca qui presentata, basata sia sull’analisi delle concrete esperienze cliniche del Dipartimento Tutela Salute Mentale 1 della Regione Umbria, sia sul monitoraggio, la classificazione e lo studio della produzione mediatica – in termini di impoverimento del linguaggio e di slittamento del senso – effettuato, in Italia e all’estero, a partire dal 1995.


L’approccio trans-disciplinare della ricerca è stato reso possibile grazie al “merging” delle due particolari aree di competenza ed esperienza degli autori del progetto: quella clinica e medico-psichiatrica (Ciappi) e quella multimediale e delle comunicazioni di massa (Corato).


Il passaggio dalla critica sociale (sociologia dei media e delle comunicazioni di massa) all’analisi medico-antropologica delle conseguenze comportamentali individuali e di gruppo, ha permesso di comprendere meglio il quadro epidemiologico che riguarda ormai l’universo della popolazione e non più solo le cosiddette fasce a rischio (bambini, giovani, emarginati, anziani, ecc.).


Questo passaggio si è rivelato fondamentale in termini di accrescimento di conoscenza e capacità critica, e quindi anche di analisi e comprensione politica del capitalismo attuale, capace di favorire la elaborazione di possibili strategie di riduzione del danno a livello individuale e sociale (non basta più la sintesi gramsciana di “pessimismo della ragione e ottimismo della volontà”).


Infatti preme qui sottolineare che, dal punto di vista logico ed epistemologico, nella correlazione tra fattori scatenanti e conseguenze psico-patologiche non sono stati utilizzati criteri di tipo deterministico quanto, piuttosto, quelli di “causalità circolare”, “processo stocastico”, “autopoiesi”, “equilibrio omeostatico e perturbazione” ed altri concetti tipici dei sistemi complessi come il Sistema vivente umano.

Da “causa-effetto” a “contesto-rischio” oppure a “contesto-opportunità”.

Da Aristotele alla cibernetica di II livello.


Il contesto

La mutazione post-reaganiana del sistema dei media


Per poter meglio mettere a fuoco i problemi che sono al centro della ricerca è indispensabile ripercorrere la storia recente (culturale, politica ed economica) del sistema dei media.


Negli anni che passano tra la fine degli anni ’70 e quella degli anni ’90 il sistema subisce una straordinaria metamorfosi e conosce un ulteriore ed inaspettato sviluppo.


Fino ad allora radio, TV e giornali erano in tutto o in parte posseduti da editori, non sempre “puri”, ma in ogni caso indotti a comportarsi come tali.


Costretti dalla natura stessa del business editoriale e da un sistema molto regolato a fare i conti – nel caso dei giornali – con un pubblico pagante di lettori da conquistare e fidelizzare attraverso un costante livello di qualità redazionale e – nel caso di radio e TV – con la palla al piede di dover spesare un costoso e obbligatorio settore giornalistico da “servizio pubblico” per mantenere la licenza di trasmissione e poter così contare sulle lucrose entrate pubblicitarie degli show e dell’entertainment.


Un sistema non certo “pluralistico e democratico” (già allora esistevano imperi mediatici come Springer in Germania o Hachette in Francia, Televisa in Messico e Rede Globo in Brasile o come i tre potenti network televisivi statunitensi ABC, CBS ed NBC) ma almeno fondato sulla separazione fra le attività redazionali e quelle pubblicitarie.


Il sistema era bilanciato anche dalla presenza, in Europa, di un servizio pubblico radio-televisivo forte e “monopolistico” e, negli USA, di una grande stampa indipendente con una lunga tradizione di autorevolezza e credibilità.


Nel decennio tra il 1975 e il 1985, in concomitanza con il forte aumento della propensione ai consumi da parte delle famiglie dovuto sostanzialmente alle conquiste salariali e normative ottenute nel decennio precedente (orario, settimana corta, ferie, ecc.), gli investimenti pubblicitari legati alla promozione di beni di consumo crescono a ritmi molto elevati.


Il fatturato dell’advertising industry balza dai circa 100 miliardi di $ del 1975 agli oltre 400 del 1985.


Questo quadro di circostanze produce un risultato per molti non prevedibile, un vero e proprio cambiamento epocale che, con una “non-metafora”, possiamo definire “patto col diavolo”.


In pratica gli editori “scoprono” che la pubblicità da sola può compensare quasi del tutto i costi editoriali e garantire così ampi margini di profitto con il minimo sforzo. Questo esula dalla storia del classico lavoro editoriale, quello legato al binomio qualità/fedeltà – autorevolezza/credibilità.


Una vera e propria manna; c’è qualcuno che paga e che non ha interesse alla qualità ma anzi, proprio perché punta solo sulla quantità (readership, audience, share), ha un obiettivo interesse all’abbassamento complessivo dell’offerta editoriale e alla semplificazione dei contenuti: allo scenario facilitante.


Inizia il processo che vedrà trasformarsi tutti i media in puri e “semplificati” contenitori di pubblicità.


C’è un solo e non secondario ostacolo da superare: la regolamentazione legislativa. Quella che impedisce, ad esempio, di ottenere una licenza televisiva commerciale in molti paesi europei o quella che in USA impone, per averne una, il “public interest first” assieme ad altre stringenti norme antimonopolistiche.


A questo punto della storia è necessario – per esemplificare – occuparsi di due personaggi minori, due outsider che diventeranno poi deus ex machina, anche politici, della complessa fase di trasformazione dell’industria mondiale dei media.


Il primo è un piccolo editore australiano, Rupert Murdoch, che riesce in pochi anni ad espugnare Londra, conquistando la proprietà del Times e di altri quotidiani inglesi.


E’ una vera e propria macchina da guerra per gli inserzionisti pubblicitari; inventa il tabloid, sbatte il gossip in prima pagina, e foto “osé” in terza. Le vendite decollano.


La puritana Inghilterra, sconvolta dalla sua intraprendenza e paralizzata dal nuovo credo mercatista della Thatcher, non riesce a reagire.


Murdoch dissacra, svilisce, crea scandali, spia, ricatta, tiene sotto scacco politici e famiglia reale, fino al successo planetario della gestione della “principessa triste”, Lady Diana, e della sua tragica fine.


L’altro è Silvio Berlusconi, un costruttore italiano di successo  membro di una loggia segreta, la P2, che sembra avere tra i suoi obiettivi l’indebolimento e, con esso, la crisi della TV pubblica, favorendo così la creazione della TV commerciale in Italia.


Importa in Italia il peggior prodotto televisivo americano (le interminabili serie televisive di Dallas e Dinasty) e insieme l’imbattibile e collaudato modello pubblicitario a stelle e strisce. Quello delle interruzioni, delle telepromozioni, della possibilità, fino ad allora sconosciuta in Italia, di esercitare una ossessiva pressione pubblicitaria sui telespettatori.


In pochi anni, grazie ad un’organizzazione di vendita militare radicata sul territorio e ad “altri importanti aiuti”, conquista una quota rilevante del mercato pubblicitario italiano.


I due, assieme ad altri aspiranti tycoon di minor peso e fortuna, promuoveranno con successo il nuovo promettente verbo della pubblicità totale e della TV commerciale in Germania, Francia, Spagna e nel resto d’Europa.


Murdoch riuscirà persino a realizzare il quarto network televisivo americano grazie all’acquisto della Twenty Century Fox.


Alla fine, per peso economico e politico, saranno proprio Murdoch e Berlusconi i vincitori di questa lunga (e inaggettivabile) battaglia per la trasformazione, in senso commerciale, del sistema dei media.


Va però sempre sottolineato che senza la forte complicità e l’aperto sostegno di un potere politico che ha distrutto pezzo dopo pezzo il sistema di regole e di contrappesi culturali e democratici costruito con pazienza e fatica nei decenni precedenti, il famoso “patto col diavolo” non sarebbe mai stato possibile. Forse gli ambiziosi progetti di Murdoch e Berlusconi non sarebbero mai decollati.


Sarebbe troppo lungo analizzare in questa sede tutti i passaggi del faticoso lavoro di de-regulation portato avanti dalle più diverse forze politiche su scala nazionale e mondiale.


Serve solo accennare ad alcuni dei protagonisti principali. Tra questi Craxi che sin dal 1984 protesse e favorì la crescita di Berlusconi contro Parlamento, giudici e Corte Costituzionale e Reagan che, con la cancellazione della “Fairness Doctrine” nel 1987, inaugurò l’era degli “hate-speech” radiofonici. Questi attaccavano e demonizzavano da destra gli avversari politici e oggi, assieme a Fox TV, costituiscono il nucleo vitale delle campagne di destra del Tea Party, del “bombardamento” anti Obama e del conseguente svuotamento della sua politica di riforme.


Ma il culmine e assieme l’atto conclusivo di questa lunga fase avviene nel 1996 con il “Telecom Act” firmato da Bill Clinton che, in nome e nel supremo interesse della libera concorrenza, rende possibile l’impossibile.


Cadono le barriere antimonopolistiche, nessun limite alla creazione di grandi trust proprietari di media, di reti informatiche e di telecomunicazione, cadono i vincoli di carattere culturale e le redazioni giornalistiche perdono la loro indipendenza e finiscono gerarchicamente sotto le divisioni dell’advertising e dell’entertainment (pubblicità e spettacolo).


Nonostante rare e marginali eccezioni, le news e il giornalismo diventano un “genere” dello spettacolo, l’infotainment, mentre la politica, nella sua nuova versione semplificata e spettacolare, diventa la regina dei “talk show”.


Il cerchio si chiude. Internet, il media dei media, nonostante le sue infinite apparenti novità e trasformazioni, da Explorer a Google a Facebook, non è altro che una “macchina” pubblicitaria sempre più sofisticata ed efficiente, concepita per far soldi con la cosiddetta pubblicità “mirata”, una forma di advertising sempre più capillare, pervasivo e totalizzante fin nell’inconscio.


Ancora grazie a Clinton, indebolito dalla chiara imboscata politico-mediatica del caso Lewinsky, si compie nel novembre del 1999, con la cancellazione della legge bancaria “Glass-Steagal Act”, l’atto finale di ogni de-regulation, la vera madre di tutte le liberalizzazioni.


Il sistema dei media, ormai del tutto “libero” di sviluppare la propria capacità di offerta pubblicitaria assieme agli interessi dei gruppi globali di telecomunicazione e delle reti informatiche che lo possiedono o lo veicolano, lancia la più gigantesca campagna di induzione al consumo che la storia ricordi: quella del prodotto finanziario, delle Borse, delle bolle di Internet e dei mutui sub prime, del credito al consumo, dei futures, dei derivati.


La parola d’ordine è consumare a debito ed arricchirsi sul debito.

Gli esiti, catastrofici, sono sotto gli occhi di tutti, o almeno di coloro che vogliono vedere.

La nostra carrellata finisce qui. Il resto è storia di oggi.


Il danno


La tesi di fondo di questa ricerca è quella che, in questi anni, una profonda crisi antropologica e culturale sia stata generata dallo sviluppo dell’interazione fra l’industria dei consumi e quelle dei media, dell’entertainment e delle reti globali di comunicazione, con ritmi a dir poco vorticosi.


Specie fra le generazioni più giovani, la crisi si manifesta in un brutale abbassamento del livello “culturale” (indipendente dal livello di scolarità, appartenenza sociale o credo politico), una grande povertà linguistica e di pensiero ed un ancora più grave perdita generalizzata di senso e di identità (con conseguente deficit di comunicazione, di apprendimento e quindi di adattamento).


Occorre comprendere infatti che l’aggressività e l’invadenza dei media e delle nuove tecnologie informatiche è notoriamente micidiale quanto più deboli sono le barriere di esperienza, identità e senso e quanto maggiore è l’abuso nell’esposizione al “contagio”.


Una vera e propria situazione di rischio involutivo dal punto di vista antropologico, sicuramente aiutata dalla pervasività (ma anche dalla suggestione) di sempre più semplificate descrizioni virtuali del mondo e della realtà, prodotte in linguaggio multimediale e veicolate dalle reti globali di comunicazione secondo uno schema ricorsivo ormai definibile come “socialmente pericoloso”.


Produzione di senso a mezzo di merci”


Un circolo vizioso, un processo ricorsivo autoalimentato e auto rafforzato rappresenta il nuovo paradigma dell’odierna comunicazione sociale: l’industria dei Media, dell’Entertainment e delle Reti (o industria della produzione e distribuzione sociale del senso e dei valori condivisi) fornisce gli “spettatori/consumatori” richiesti dall’industriadelle Merci e della Pubblicità (l’audience, la readership, i target), la quale reinveste a sua volta i propri profitti nell’industria della produzione e della distribuzione del senso (Media, Entertainment e Reti)purché questa continui a promuovere bisogni e consumi su scala globale e quindi a riprodurre gli “spettatori/consumatori” che alimentano incessantemente la crescita del mercato.


La “stringa” della conoscenza


Non è facile comunicare, divulgare, rendere disponibili “descrizioni semplici” di verità e conoscenze, spesso di straordinaria complessità.


Per meglio comprendere i processi psicopatologici descritti in queste pagine, sarà opportuno partire da una “descrizione di processo” particolarmente significativa come quella qui rappresentata dalla “stringa della conoscenza”.


In sintesi, la diversa possibile sequenza dei processi cognitivi e delle capacità di elaborazione e adattamento alle “perturbazioni” informative che nel Sistema vivente umano provengono dai vari “contesti casuali”nei quali si muove.


Stringadella Conoscenza


Le “informazioni”, e cioè le “notizie di una differenza”,


possono provenire

in maniera più o meno casuale dal corpo o dall’ambiente.


Le possibili reazioni del sistema vivente umano


dipendono in larga misura dalla natura di tali informazioni.

Informazione

contestuale complessa

(es. relazionale e ambientale)

Informazione

a-contestuale semplificata

(es. ripetitiva e dogmatica)

Elaborazione

Non elaborazione

Evoluzione

Degenerazione

Apprendimento

Blocco dell’apprendimento

Auto – organizzazione

Disorganizzazione

VITA

MORTE

Neg-entropia*


Entropia

Le due sequenze possibili dei processi cognitivi nel sistema vivente umano


* Neg-entropia = Rallentamento dell’entropia del sistema (Heinz von Foerster)


L’attuale contesto epidemiologico

Si stima che oltre 450 milioni di persone nel mondo sviluppato soffrano di disturbi mentali o neurali. Praticamente una persona su quattro è affetta da un qualche disturbo mentale nel corso della propria vita.

Tra questi, 24 milioni di schizofrenici, 50 milioni di epilettici, 70 milioni per abuso di alcool o altre tossicodipendenze, 20 milioni i tentati suicidi.

Quasi 1 milione i morti per suicidio in un anno.

Circa il 20% della popolazione dei paesi sviluppati soffre di depressione (oltre 120 milioni di persone).

Si calcola che tra il 2010 e il 2020 la depressione e i disturbi psicopatologici e del comportamento saranno fra le maggiori cause invalidanti della popolazione mondiale.

OMS – World Health Report 2001

A livello europeo, il 27% degli adulti (circa 83 milioni di persone) ha sperimentato qualche forma di disagio mentale. Tra le più comuni la depressione, i disturbi d’ansia e gli attacchi di panico.


Va sottolineato in modo particolare il dato relativo alla cosiddetta “doppia diagnosi” che colpisce in misura maggiore i più giovani (circa un terzo del totale dei pazienti con disagio mentale presentano una sintomatologia da depressione, disturbi d’ansia e somatoformi e da dipendenze o abusi “tossici” di ogni genere).


Con circa 58.000 morti all’anno, il suicidio rappresenta una causa di morte più elevata di quelle per incidenti stradali (50.700) e per omicidio (5.350).


Nell’attuale quadro epidemiologico si stima che il costo sanitario e sociale ammonti a circa il 4% del PIL della Comunità Europea.

European Commission– Green Paper “Improving mental health” October 2005


Il processo


Breve descrizione del processo di “ingabbiamento” psicopatologico

Il Sistema vivente umano, più di ogni altro organismo complesso vivente, vive in una sorta di immersione totale nel proprio ambiente fisico e mentale ed è del tutto dipendente dalle proprie relazioni con gli altri e con l’ambiente (istinto di conoscenza).


Un sistema molto complesso (iper-complesso) che vive compensando, in ogni istante e di solito in maniera automatica (quella più economica), le fluttuazioni e le variazioni di contesto che possano modificare il proprio sofisticato equilibrio omeostatico.


Un equilibrio così delicato che può essere “perturbato” da un qualsiasi evento, novità o fattore casuale interno o esterno al sistema.


Spesso tali fattori casuali aumentano il livello dell’ansia.


In determinati casi la crescita dell’ansia può evolvere in paura o panico.


Una sintesi della descrizione fenomenologica del processo di “ingabbiamento” psicopatologico può essere rappresentato con questa sequenza logico-ipertestuale:

Casualità/probabilità di un evento perturbante (fattore scatenante).



Possibile/casuale forte reazione ansiosa (di panico,adrenalinica, paura,stress).



Ipereccitazione neurale e sinaptica/cortocircuito comunicazionale.



Disordine delle funzioni vitali (sistema endocrino, immunitario, metabolico).



Necessità di fuga dall’alternativa secca (vita o morte).



Possibile non-soluzione e conseguente inibizione dell’azione con passaggio dalla fase acuta a quella sub-acuta/cronica dello stress.



Confronto con il “menù” delle soluzioni e delle possibili scelte.



Compensazione della perturbazione (soluzione-uscita) e ripristino dell’omeostasi del sistema o “ingabbiamento” in un mono – comportamento specializzato (psicopatologia).


Le alternative possibili dipendono in larga misura dalla ricchezza o dalla povertà del “menu” delle conoscenze e delle capacità di adattamento acquisite nel corso della propria esperienza biografica.


Menù “ricco”

Conclusione probabile:


Confronto Perturbazione/Menù


Soluzione – Azione – Uscita


Ristabilimento dell’equilibrio omeostatico a livello mentale, neurale e somatico del Sistema vivente umano.


Apprendimento di 1° e 2° livello


Accrescimento di conoscenza (e arricchimento del “menù”)

Menù “povero”

Conclusione probabile:


Confronto Perturbazione/Menù


Non soluzione/Inibizione dell’azione


Tentativo di Fuga/Paralisi


Il sistema risponde in maniera ulteriormente difensiva, “de-corticalizzando” la perturbazione.


Il “problema” viene così come cristallizzato a livello sub-corticale, in area mesencefalica e mesolimbica, fuori cioè dal controllo critico, strategico, simbolico e razionale della neo-corteccia.


Il sistema diminuisce di efficienza.


Paralisi, sofferenza, disagio.


Rischi di danno somatico, immunitario e psicopatologico.



Note a margine del Convegno su Gramsci


Il 7 febbraio dello scorso anno, nel corso di un seminario su “Il contributo di Gramsci”, un’interessante relazione di Raul Mordenti sul concetto di egemonia sollevava due importanti questioni che, credo, abbiano particolare attinenza con quanto presentato in queste pagine.


Se cioè una “narrazione-dominio” di tipo berlusconiano possa anch’essa essere definita come “egemonia culturale”.


E se, infine, esista un rapporto, e di quale tipo, fra le sovrastrutture egemoniche del berlusconismo e il modo di produzione capitalistico attuale.


Quanto alla prima domanda, credo che una buona risposta possa ricavarsi dal termine “neg-entropia” usato nella “stringa della conoscenza” e meglio definito come Neg-entropia = Rallentamento dell’entropia del sistema.


Tale termine epistemologico è stato coniato da Heinz von Foerster, uno dei padri della cibernetica, nel fondamentale saggio “Sistemi che osservano” pubblicato in Italia dalla Casa Editrice Astrolabio nel 1987.


Si tratta, a nostro giudizio, del termine che meglio descrive il concetto gramsciano di “egemonia culturale” inteso non come espressione della supremazia ideologica di un potere come, ad esempio, nel caso del fascismo, del berlusconismo o del mercato globale quanto, piuttosto, della premessa indispensabile per ogni progetto di evoluzione sociale (ed individuale).


Per quanto riguarda una possibile risposta al secondo complesso quesito, quello relativo ai rapporti fra sovrastrutture culturali egemoniche e modo di produzione capitalistico, mi sembra che il processo descritto nel precedente paragrafo “Produzione di senso a mezzo di merci” (produzione di “realtà” da parte dei media finalizzata alla creazione di bisogni e consumi) possa costituire una buona base di analisi per ulteriori approfondimenti ed elaborazioni.


20 gennaio 2011

Pubblicato in Ecology of Mind | 1 commento

Comunicazione Sociale e Salute Mentale

Un compito vitale

Informare, orientare, educare alla socialità intesa come coscienza e senso dell’essere nel mondo.

In altre parole, trasmettere alle nuove generazioni quell’ulteriore patrimonio “genetico” di sapere e di senso che è proprio della cultura umana: l’amore per la conoscenza e la condivisione di comuni valori di fondo.

Un compito essenziale per la “sopravvivenza della specie”, per millenni saggiamente affidato alle istituzioni familiari, scolastiche e religiose, che incontra oggi – proprio nell’era della comunicazione globale e della società dell’informazione – straordinarie difficoltà per essere portato a termine.

Una grave crisi sociale

Una grave crisi antropologica e culturale è stata generata dallo sviluppo – a ritmi incredibilmente vertiginosi – dell’interazione fra l’industria dei consumi e quelle dei media, dell’entertainment e delle reti globali di comunicazione.Specie fra le generazioni più giovani, essa si manifesta in un brutale abbassamento del livello “culturale” (indipendentemente dal livello di scolarità, appartenenza sociale o credo politico), una grande povertà linguistica e di pensiero ed un’ancora più grave perdita generalizzata di senso e di identità (con conseguente deficit di comunicazione, di apprendimento e quindi di adattamento).

Una vera e propria situazione di rischio involutivo dal punto di vista antropologico, sicuramente aiutata dalla pervasività (ma anche dalla suggestione) di sempre più semplificate descrizioni virtuali del mondo e della realtà, prodotte in linguaggio multimediale e veicolate dalle reti globali di comunicazione secondo uno schema ricorsivo ormai definibile come “socialmente pericoloso”.

Un pericoloso paradigma

Un circolo vizioso, un processo ricorsivo autoalimentato e autorafforzato che rappresenta il nuovo paradigma dell’odierna comunicazione sociale: l’industria dei Media, dell’Entertainment e delle Reti (o industria della produzione e distribuzione sociale del senso e dei valori condivisi) fornisce gli “spettatori/consumatori” richiesti dall’industria delle Merci e della Pubblicità (l’audience, la readership, i target), la quale reinveste a sua volta i propri profitti nell’industria della produzione e della distribuzione del senso (Media, Entertainment e Reti) purchè questa continui a promuovere bisogni e consumi su scala globale e quindi a riprodurre gli “spettatori/consumatori” che alimentano incessantemente la crescita del mercato.

Formare i formatori

In tale contesto, una comunicazione “responsabile”a livello sociale (e perciò politico, culturale, educativo e scientifico) risulta quindi un compito di vitale importanza ed assieme di grande difficoltà.

Contrariamente a quanto si crede, essa non va confusa con il “politicamente corretto” delle “pubblicità progresso”, delle “partite del cuore”, dei “concerti per l’Africa” o dei Telethon.

Né ha come obbiettivo diretto le fasce sociali più deboli o quelle fortemente marginalizzate (donne, bambini, adolescenti, anziani, tossicodipendenti, immigrati, precari, malati, handicappati, ecc.).

La comunicazione socialmente responsabile riguarda piuttosto ogni ruolo e pratica sociale.

A partire dai gruppi sociali di più elevata referenzialità e maggiore evidenza comunitaria (i cosiddetti “formatori”) come medici, insegnanti, giornalisti, sacerdoti, artisti, pubblici amministratori e operatori sociali.

L’unica scelta possibile è, insomma, quella di favorire la crescita, fra gli “educatori”, di un’ermeneutica e di una epistemologia in grado di decodificare la “realtà” prodotta dalla comunicazione mediatica e di comprendere gli effetti che essa produce – in termini di linguaggio, pensiero e apprendimento – nei bambini, negli adolescenti e negli adulti.

L’ipotesi è che sia possibile – attraverso la formazione critica, la sperimentazione e lo studio produrre “anticorpi” e sviluppare “vaccini” rispetto all’attuale “inquinamento mentale” e fornire l’indispensabile sostegno educativo, scientifico e culturale per una concreta strategia di riduzione del danno.

Un esempio pratico

Un esempio pratico può essere fornito da questa pubblicazione per la formazione avanzata in ECM dedicata alla Salute Mentale. Una dispensa che analizza e presenta il processo di formazione del disagio psicopatologico ma anche il contesto “linguistico” e “sociale” che tale disagio alimenta e favorisce.

Essa intende offrire nuovi strumenti di comprensione, descrizione e comunicazione della realtà del disagio, soprattutto mentale, del quale soffre gran parte delle nostre popolazioni.

Ma anche far comprendere che, tra le ragioni scatenanti, c’è sicuramente l’aggressività e l’invadenza dei media e delle nuove tecnologie informatiche, notoriamente micidiali quanto più deboli sono le barriere di esperienza, identità e senso e quanto maggiore è l’abuso nell’esposizione al “contagio”.

L’obiettivo è quello di comunicare, divulgare, rendere disponibili “descrizioni semplici” di verità e conoscenze, spesso di straordinaria complessità, attraverso l’uso di un linguaggio metaforico in grado di renderle acquisibili per via multimediale al maggior numero di educatori/formatori/terapeuti ed operatori sociali.

Per meglio comprendere i processi psicopatologici descritti in queste pagine e le ragioni dei possibili interventi di riduzione del danno (farmacologici, terapeutici, educativi e politico-sociali), sarà opportuno partire da una “descrizione di processo” particolarmente significativa come quella quì rappresentata dalla “Stringa della Conoscenza” e dalla diversa possibile sequenza dei processi cognitivi, e quindi delle capacità di adattamento, nel sistema vivente umano (Fig. 1).

“Stringa” della Conoscenza

Corpo

Ambiente
Caso

Informazione

Elaborazione Non elaborazione
Evoluzione Degenerazione Dogmatica
Apprendimento Blocco dell’apprendimento
Auto-organizzazione Disorganizzazione
VITANegentropia del sistema MORTEEntropia del sistema

Fig.1-Le due sequenze possibili dei processi cognitivi nel sistema vivente umano

Riccardo Mario Corato Professional Background

Esperto di comunicazione internazionale con un’esperienza proba­bilmente unica nel campo dell’ideazione, realizzazione e promozio­ne di grandi eventi, Riccardo Mario Corato ha iniziato il suo lavoro nel campo della comunicazione pubblicitaria nei primi anni settanta.

Dal 1981 al 2001, Corato ha diretto la Network International, un’azienda specializzata in strategie di comunicazione integrata basate sulla produzione, lo sponsorship e la promozione di eventi sportivi, musicali, culturali e sociali.

Tra le sue credenziali quasi tutti i maggiori eventi sportivi mondiali, dai Giochi Olimpici ai Mondiali di Calcio, dai Mondiali di Atletica a quelli di Sci, Tennis, Boxe e Formula 1, dalla Maratona di New York all’America’s Cup.

Dopo aver creato una storica case history nel campo dello sponsoring musicale con il Tour Europeo dei Rolling Stones nel 1982, Corato ha inaugurato la produzione dei grandi eventi televisivi musicali con le  grandi dirette europee di Rai Uno, Sacis e Granada Television: i Pink Floyd a Venezia, Madonna a Torino e Barcellona, Prince a Dortmund, i Tre Tenori a Roma, Pavarotti International a Modena, “Casta Diva” Omaggio a Maria Callas ad Atene, il Concerto del Primo Maggio a Piazza San Giovanni e il “Giubileo dei Lavoratori” con la presenza di Papa Giovanni Paolo II a Tor Vergata  il 1° Maggio del 2000.

Negli ultimi 15 anni Corato si è concentrato sullo sviluppo dell’integrazione tra produ­zione culturale e sociale e comunicazione multimediale come, ad esempio, nei casi del Concerto del 1°Maggio, del Columbus Day a New York o del Grande Giubileo del 2000 a Tor Vergata.

Nel 2003-2004 Riccardo Corato ha diretto il Corso di “Produzione e Comunicazione degli Eventi Culturali” per il Dipartimento di Storia e Scienza della Musica e dello Spettacolo dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata,  dove ha potuto sperimentare un nuovo metodo pedagogico: la “Produzione-Lezione”.

Nel 2005 Corato è stato anche co-autore, assieme al Direttore del Dipartimento per la Tutela della Salute Mentale della ASL 1 della Regione Umbria, di un Seminario ECM (Educazione Continua in Medicina), dedicato a medici di base e farmacisti, sulla relazione fra sviluppo dei media e delle tecnologie informatiche e la salute mentale.

Ormai concentrato nell’elabora­zione di modelli e strategie di comunicazione integrata con finalità educative, culturali e sociali per istituzioni pubbliche, culturali e religiose, Corato ha passato gli ultimi anni analizzando la fattibilità di nuove forme di comunicazione “socialmente responsabile”.

Attualmente sta lavorando ad un innovativo progetto educativo multimediale – “Madeleine©” – basato sulla salvaguardia del patrimonio culturale e della memoria sociale dedicato agli adolescenti e ai loro giovani genitori, così come agli insegnanti e agli educatori in genere.

Pubblicato in Educazione e Comunicazione Sociale | 2 commenti

Mind Sport Poker vs. Cash Gambling Poker

Mind Sport Poker vs. Cash Gambling Poker

Draft of a strategy to reduce the human and social cost of pathological gambling, using regulated Mind Sport Poker as a “therapeutic” and “educational” activity

Scientific Rationale

Written by Prof. Fabrizio Ciappi and Dr. Riccardo Mario Corato

1. Why Poker could be an extraordinary Mind Sport

Learning through gaming is as old as human life.

Through millions of year of evolution, Mother Nature has secured the learning process of the young of mammals by means of a continuous gaming activity in a safe environment, aimed at initiating them in the conservation of their natural imprinting.

The case of human children is far more complex and interesting.

Within the inevitably long process of learning and maturation of the young of Homo Sapiens (evolution through neoteny), the game plays a fundamental role.

Free, safe, intelligent play is crucial to the development of language, to the understanding of symbols and metaphors, and to learning to think and behave creatively.

All children are almost instinctively capable of playing the “as if” game (context and role-playing). To them, the game is the most natural metaphor of life. The game “is” life.

For a number of reasons the game of Poker may well symbolize this “game – life” scheme(1).

Like every other game, Poker has a “closed” system of rules (limits) which, through a continuous learning process, could become “open” – generating almost unlimited creative solutions exactly as in all other “closed” systems – such as Music (7 notes), Alphabet (24 letters), Maths (10 basic numbers), Geometry (3 dimensions), Braille (6 dots), etc.

This creative activity (finding countless new opportunities within a restricted number of choices) is critical to the development of new neural connections in the brain, and that is why most skill games – like Chess, Bridge and Poker – are considered excellent “Brain Training” games.

They could all help to develop important functions like memorization, logical and mathematical skills or strategic vision(2).

But Poker, in addition to all that, has a unique feature: it is also a “meta-game(3).

You can go back and forth from / in and out of the rules of the game while still staying inside the rules. You can virtually invent your own game, and you need to pay attention to unusual factors like, among others, the communication and behaviour of other players.

Poker gives you the possibility of playing different plays – in other words, to be an actor who doesn’t play a precise role because you are also the playwright and you can decide case-by-case which role could be the most convenient depending on the circumstances.

Most importantly, the game of Poker may enrich the language-learning process and the development of behaviour strategies, enhancing the verbal and non-verbal communication skills (verbal and body language).

Time, communication and relationship are the features of Poker as a Mind Sport that could strengthen the neural connections at cortical and sub-cortical level, which is why, in a broader sense, Poker is both a “Brain Training” and a “Mind Training” game.

Moreover, most of the processes described here are just the same as those in the “game of life”.

To play Poker, in fact, you have to increase competencies that are also important in normal life, thus making it one of the best metaphors for life.

In conclusion, within the right context – as a Mind Sport regulated by a respected international governing body – the game of poker can win back its original status of a supreme skill game and probably become the ultimate Mind Sport.

Finally, if properly utilized, it could represent an interesting “therapeutic” opportunity for adolescents or young adults suffering from personality disorders.

Mind Sport Poker: The Game of the Life

Le Jeu de la Vie – Il Gioco della Vita – El Juego de la Vida – O Jogo da Vida

Notes

(1)   Poker teaches non-violent conflict resolution, value assessment, risk management and budgetary acumen. See Charles Nesson et al on the http://www.GPSTS.org website for more specific examples.

(2)   Bill Gates, for instance, not only raised a significant fraction of the start-up costs for Microsoft in poker games in his Harvard dorm room; he also credits what he learned there in helping him devise a business plan for the company. (See p. 43 of “The Road Ahead” by Bill Gates).

Several trading companies, including Susquehanna Partners, require first-year traders to read David Sklansky’s Theory of Poker and to actually play the game. Poker-based logic and tactics are taught at military academies. Many other such examples are in James McManus’ Cowboys Full, Aaron Brown’s The Poker Face of Wall Street, and other books.

(3)   Poker as a Game3, a game of third level: the Game of the Game of the Game

2. Pathological Gambling: A Social Emergency

The following extracts taken from the American and British Journals of Psychiatry issued between 2004 and 2011 give a brief overview about the epidemiological evidence of pathological gambling.

Pathological gambling is described in DSM-IV(1) as a chronic and persisting disorder(2), with severe consequences for patients and their families(3).

A proposed merging of pathological gambling with drug addiction in the forthcoming DSM-V prompts an overview of the neurobiological data showing similarities between these conditions, as well as an update on national trends in gambling behaviour and current treatment provision(4).

Gambling is the fastest growing leisure activity in our society.In the first chapter of this book(5), evidence is cited that US gross gambling revenues of $47.6 billion exceeded by $7 billion those of the combined revenues from film box office, recorded music,cruise ships, spectator sports, and live entertainment.

The chapter on epidemiology underscores the extraordinary, rapid growth of Internet gambling.

The third chapter cites evidence of extensive co-morbidity of other psychiatric disorders. In one study, 76% of a sample of in-patients were diagnosed as suffering from major depression. Similarly,co-occurring bipolar, anxiety, attention deficit hyperactivity,and substance use disorders are found to be disproportionately high among pathological gamblers, as are personality disorders and attempted/successful suicide.

An interesting chapter on categorization reviews shared features with obsessive-compulsive disorder, substance use disorders, and mood disorders.

The chapter on adolescents and young adults documents an apparently higher rate of gambling among youth than adults, and explores why this might be so.

Although the risk for problem and pathological gambling decreases with age, the chapter on older adults reviews how the gaming industry’s targeting of the elderly with incentives to gamble can leave susceptible individuals to suffer the consequences of excessive gambling, especially when it is combined with the loss of traditional adult roles, physical disability, boredom,cognitive decline and depression.

The worldwide combined rate for problem gambling (level 2) and pathological gambling (level 3) ranges between approximately3 to 6%, with a little more than one in 20 individuals having a gambling problem at some time in their life. (6)

Prevalence issues are made more interesting by the examination of rates in special populations groups, such as substance abusers (significantly higher) and the elderly (in some studies comparable to the general population and as tragic).

Dr. Petry also examines rates of different types of gambling to determine if some are more addictive than others. Although her results are inconclusive, she speculates how Internet and electronic machines might be the most addictive and why this might be so.

“The study(7) is part of emerging evidence that gambling, once thought to be a problem in moral integrity, is instead a problem in brain biology and can be treated successfully,” said Robert Freedman, M.D., AJP editor-in-chief. “Pathological gambling is estimated to affect more than one percent of the population and can lead to family disruption, job loss, bankruptcy and incarceration”.

Two presentations(8) addressed the topic of whether the scope of addictive disorders should be broadened to include disorders such as pathological gambling, which is currently included in the Impulse Control Disorders section of the DSM-IV.

Marc Potenza, MD (New Haven, CT) noted that substance dependence and pathological gambling have high rates of co-occurrence, share similar clinical characteristics (e.g., loss of control, tolerance, and withdrawal), have a similar clinical course (e.g., high rates in adolescence, lower rates in older adults), similar biology (e.g., involving the mesocortical limbic dopamine system and frontal serotonin system) and similar treatments (e.g., cognitive-behavioral therapy, naltrexone).

Gambling(9), albeit a leisure activity for most, can in a significant minority progress to problem gambling or pathological gambling, with wide-ranging adverse interpersonal, financial and social consequences. There is mounting evidence that increased availability and easy accessibility to gambling opportunities can result in increased incidence of problem gambling. So too, over recent years, gambling research has emerged to occupy an important place within the field of addiction studies.

Notes:

(1)     All of the diagnostic codes in the Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fourth Edition and Fourth Edition, Text Revision (DSM-IV and DSM-IV-TR) were selected so as to be valid codes of the International Classification of Diseases, Ninth Edition, Clinical Modification (ICD-9-CM) issued by the UN World Health Organization

(2)     American Journal of Psychiatry 163:297-302, February 2006 – Natural Recovery and Treatment-Seeking in Pathological Gambling: Results of Two U.S. National Surveys  – Wendy S. Slutske, Ph.D.

(3)     Am J Psychiatry 166:1325-1330, December 2009 – Cognitive-Behavioral Therapy for Pathological Gambling: Cultural ConsiderationsMayumi Okuda, M.D., Iván Balán, Ph.D., Nancy M. Petry, Ph.D., Maria Oquendo, M.D., and Carlos Blanco, M.D., Ph.D.

(4)     The British Journal of Psychiatry (2011) 199: 87-89  – Pathological gambling: a neurobiological and clinical update – Henrietta Bowden-Jones, MRCPsych, DOccMed, MD – National Problem Gambling Clinic, 1 Frith Street, London W1D 3HZ, UK – Email: h.bowdenjones02@imperial.ac.uk

(5)     Am J Psychiatry 162:1992, October 2005Pathological Gambling: A Clinical Guide to Treatment  – Edited by Jon E. Grant, M.D., and Marc N. Potenza, M.D., Ph.D. Washington, D.C., American Psychiatric Publishing, 2004 – Review on AJP by Edward J. Khantzian, M.D.

(6)     Am J Psychiatry 163:945-946, May 2006 – Pathological Gambling: Etiology, Co-morbidity, and Treatment by Nancy M. Petry. Washington, DC, American Psychological Association, 2005, Edward J. Khantzian, M.D. Haverhill, Mass.

(7)     Am J Psychiatry. 2006; 163: 303-312  – New Treatment For Patients Struggling With Pathological Gambling

(8)     Substance-Related Disorders Conference (February 14-17, 2005) – Prepared by Michael B. First, M.D., DSM Consultant to the American Psychiatric Institute for Research and Education (APIRE), a subsidiary of the American Psychiatric Association

(9)  The British Journal of Psychiatry (2007) 190: 181-182 – Gambling as an Addictive Behaviour: Impaired Control, Harm Minimization, Treatment and Prevention – By Mark Dickerson & John O’Connor. Cambridge University Press. 2006.

 

3. How and why Cash Gambling Poker could become a “fatal” game

A brief premise:

1.    Poker has always been one of the most fascinating games of skill

2.    The gambling business had an enormous recent growth thanks to the Internet

3.    Poker is by far the world’s most played cash game online

The “context-risk”:

In essence, from a neuropsychiatric perspective, the key element that could generate addiction and facilitate the growth of personality disorders is the lethal combination of “cash” and “real time”.

The biological and evolutionary interpretation of pleasure is that it is usually a reward for behavioral patterns that enhance the chances of survival and reproduction.

The two basic systems involved in the brain “Reward Circuit” (MFB, VTA, NAcc) are the dopamine and serotonin systems.

The fast reiteration of immediate “rewards” typical of most online gambling activities shorten dramatically the neuro-chemical and functional cycle of the brain’s reward circuit, depriving it of the requisite time frame, increasing its frequency and ultimately producing an excess of dopamine and serotonin release.

The result of this progressive “lack of time” – the time of being, playing, having feelings, elaborating thoughts and information – is in essence a harmful disconnection from reality, a paralysis of those creative-learning processes that may generate progressive isolation, addiction, compulsive-obsessive and other personality disorders.

A possible strategy for transforming such “context-risk” into a “context-opportunity”.

The proposal we set out here is designed to stop the progressive deregulation of  Poker, bringing it back to its ideal form as a superior and strategic game of skill(1), and educational tool, through the creation of the International Federation of Poker as a Mind Sport.

Playing poker online and offline for no immediate monetary gain, simply for the love of the game or for achieving a top ranking level as in any other sport, looks like a highly significant goal, and could certainly be an intelligent answer to the problem we are facing.

Poker as a Mind Sport (instead of a Cash Gambling Game) would surely mean, for the players, recapturing their valuable time, thoughts and human relationships, as well as finding a new and particularly efficient opportunity of learning through gaming(2).

Notes

(1)   The practical and metaphorical usefulness of poker tactics and logic were originally understood and mathematically expressed by John von Neumann and others as they developed Game Theory in the 1930s and ‘40s. Game Theory and poker and artificial intelligence and nuclear deterrence continue to go hand in hand in the highest circles of academic, military and trading states-of-the-art. This ongoing development is summarized in chapters 27-29, 48, and 51 of James McManus’ Cowboys Full, on the GPSTS.org website founded by Charlie Nesson, as well as in numerous other books and websites.

(2)   To this regard, in order to enhance the educational potential of the game, we believe that an official Mind Sport Poker website should borrow from/extend/link to GPSTS.org, especially the parts where Charlie Nesson and others offer specific advice about how to use poker as a tool in various kinds of classrooms, from middle school math through law school, business school and beyond.

Paper Background

The keynote of this paper is part of a long-lasting work of research and study about the current, unprecedented development of Information and Communication Technologies as a possible context for facilitating the growth of psychopathology in today’s society, especially among the younger generations.

The authors, Prof. Fabrizio Ciappi & Dr. Riccardo Mario Corato, started working together on this matter in 1994, when they created a first audiovisual publication, “Education, Identity and Knowledge”, as part of a campaign against drug addiction among young people commissioned by an Italian Public Authority.

The trans-disciplinary approach of their research has been made possible by the “merging” of the two specific areas of competence and experience of the authors, neuroscience and psychiatry (Ciappi) and multimedia communication (Corato).

Their work is based on the concrete clinical experience of the Department of Mental Health of the Region of Umbria in Italy, and on the monitoring, classifying and decoding of media contents in terms of language impoverishment, simplification of reality and deterioration of sense.

Methodological aspects

The progress from the sociological study (sociology of communication and media) to the medical and anthropological analysis of the individual and social behaviour was essential to better understand an epidemiological context that now concerns the entire population, not only the so called “groups at risk” (children, adolescents, deviants, marginalized, elderly, etc.).

It was a major breakthrough in terms of increasing knowledge and critical skills capable of facilitating the development of possible strategies to reduce the human and social cost of such epidemiological patterns.

It must be outlined that, from a methodological, logical and epistemological point of view, in the analysis of the possible motivating factors of psychopathology, this research does not utilize deterministic criteria but, instead, those of “circular causality”, “stochastic process”, “homeostatic balance and perturbation” and other concepts typical of complex systems like the Human Living System.

From “cause-effect” to “context-risk” or to “context-opportunity”.

From Aristotle to the Cybernetics of II level.

Notice

It is important to note that all possible “exit strategies” hypothesized in this research have been based on avoiding the demonization of media and information technologies or, of course, of causing feelings of guilt among young people or adults suffering from any form of personality disorders.

The authors have given particular attention to all those subjects that could be a primary vehicle of interest for youngsters – such as sports, games, music, cinema, photography, fashion, lifestyle, hi-tech, etc. –  and, within this context, the envisaged idea of launching a new regulated form of Poker as a Mind Sport (which is the subject of this brief paper) seems to have great potential as a possible “therapeutic” tool and as a superior brain and mind-training instrument.

Prof. Fabrizio Ciappi

Neuropsychiatrist, former Director of the Mental Health Department ASL 1 of the Umbria Region in Italy and Professor at the School of Specialization in Psychiatry and Social Medicine of the University of Perugia.

He was among the founding members of “Democratic Psychiatry” and one of the authors of the “Law 180” of May 1978, an Act of Parliament that profoundly reformed psychiatry in Italy, closing down the “prison-like” mental hospitals and switching psychiatry from a repressive branch of medicine to the broader concept of mental health as a fundamental right and a major social objective.

Professor Ciappi started his medical career at the Mental Hospitals of Arezzo and Perugia before moving on to the Regional Mental Health Department, of which he eventually became Director.

In more than thirty-five years of clinic and scientific activity, Professor Ciappi has participated in many Seminars, Conferences and Publications on Psychiatry, Neuroscience and Epistemology, working with such famous scientists and intellectuals as Oliver Sachs, Edgar Morin, Henry Atlan, Heinz von Foerster, Ilya Prigogine, Douglas Hofstadter and many others.

He is currently working with Dr. Riccardo Mario Corato on a scientific publication about their long-lasting research on mental health in today’s hyper-media context. The book has the following working title:

“ Notebooks of Mind’s Ecology”

The process of the psychopathological entrapment at neuro-chemical, morphological and functional level within the epistemological framework of the DSM IV and the current social and epidemiological context.

Dr. Riccardo Mario Corato

Riccardo Mario Corato started to work in the field of communications in the early seventies, after studying Humanities and Philosophy at the University of Rome.

From 1981 to 2001, Corato headed Network International, a company specializing in integrated communication strategies based on the production, sponsorship and promotion of major international cultural, social, music and sport events.

In 2003-2004 he was Visiting Professor of Performing Arts and Communication at the University of Rome, where he experimented with a new pedagogic method called “Productions as Lessons”.

He is also co-author, together with Professor Fabrizio Ciappi, of a Continuing Medical Education (CME) programme dedicated to the relationship between media communication and mental health.

Concentrating on educational, scientific and cultural multimedia strategies and programs, Corato has spent recent years analyzing the feasibility of new forms of “socially responsible communication”.

His current multimedia educational project “Madeleine©”, based on preserving cultural heritage and social memory, is addressed to  teenagers and their young parents, as well as to teachers and educators.

Pubblicato in Context-risk & Context-opportunity | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , | 15 commenti